tempo
smetti di pensare che sia sbagliato
Qualcuno mi ha detto una volta che i maestri ci mettevano anni
Il mio primo quadro ci ho messo otto mesi mentre uno degli ultimi credo di averci messo cinque giorni, ma non ho idea delle ore passate sopra.
Se inizio qualcosa che mi piace perdo la cognizione del tempo, ma in generale non ho mai capito quelli che dipingono e si segnano le ore. Non vedo la necessità di misurare, come se bollassi il cartellino al lavoro.
quello che posso dire è che l’arte non ha tempo.
Ci vuole il tempo che ci vuole, perché arrivi a un certo punto, certe opere, stai lì e saresti ancora lì perché non le vuoi finire, perché ti ci senti così tanto legato che non vorresti mai chiudere quel rapporto, e quindi trovi ancora dettagli e dettagli e dettagli da fare, e altre invece ti rendi conto che stai esagerando e che devi smetterla perché finisce che la rovini.
Altre ancora invece non vedi l’ora di finire perché hai messo già tutta l’emozione dentro non c’è più bisogno di fare altre pennellate.
Alcune finiscono senza essere finite, perchè alla fine è giusto così, perchè probabilmente il loro percorso lo hanno già fatto ed è ora che ti dedichi ad altro.
Negli ultimi tempi mi è anche capitato di prendere vecchie tele incomplete e trovarci un senso nello sperimentare nuove tecniche senza timore di rovinare qualcosa.
Più passa il mio di tempo, quello dell’età più sento l’esigenza di mezzi espressivi più rapidi, non ho più timore di “sbagliare” e lascio che la creatività sia più immediata, libera.
Mi piacerebbe sentire la tua opinione, come percepisci il valore di un’opera, cosa trasmette, cosa cambia in base al tempo. Aumenta il dettaglio ma si riduce la spontaneità.E non so se questa abbia un valore maggiore o minore, io non riesco ad avere una giusta concezione del tempo, del suo trascorrere.
E’ vero che nell’arte moderna alcuni cicli necessitavano anni, ma non erano fatti da una singola persona e durante il volgere del tempo si vedeva poi l’artista cambiare, cambiare la resa e perdere una qualche coerenza,diventando rigido proprio per non uscire dai binari. Non so se è ancora questo che vogliamo, imprese titaniche, fuori dal tempo.
Ma poi era veramente così? Era l’artista o era la committenza a richiederlo?
Forse meglio approfondire…
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