Tempo e arte
quanto ci si mette a realizzare un'opera
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come influisce il tempo sull'arte?
Cennino Cennini nel suo Libro dell’Arte, prescriveva che l’apprendistato per il lavoro in tavola non dovesse richiedere “men tempo a imparare” di un anno intero dedicato solo al disegno su tavoletta,
seguito da anni di pratica bottegaia per imparare a macinare i colori, cuocere le colle e ingessare le ancone.
Ma questa dilatazione temporale era legata a fattori come la lenta asciugatura dei leganti naturali, i processi di produzione dei pigmenti, il cui bilanciamento chimico necessitava di un’adeguata formazione e dalla richiesta di esecuzione impeccabile di quelle che erano le regole impartite dai canoni classici cui ci si doveva dedicare a lungo per permettere di assimilare lo stile oltre la mera copia.
Questo si rifletteva poi nell’attribuire al tempo un parte intrinseca dell’effettiva qualità dell’opera
Nell’arte contemporanea abbiamo moltissimi esempi di quanto il tempo non solo sia inifluente ma addirittura un’avversario nella resa e nella stessa concezione dell’opera.
Gli impressionisti iniziarono a ragionare sulla luce, e la luce stessa era legata al tempo, al tempo che passava e quindi dovevano velocemente raccogliere il momento con pennellate istentanee sulla tela, impression soleil levant è stata eseguita in mezz’ora circa.
Dopo hanno iniziato a ragionare sul tempo atmosferico, perchè anche quello influiva sul cambio repentino della luce, le stagioni che passano e come le cose appaiono sempre diverse.
Corot eseguiva dipinti in plen air e mettendoci più giorni cercava di dare a ogni veduta una singola frazione della giornata, per inseguire la luce, sperando che fosse sempre uguale.
Nel 1878 Ruskin stroncò duramente il dipinto Nocturne in Black and Gold: The Falling Rocket, accusando Whistler di “aver gettato un barattolo di vernice in faccia al pubblico”chiedendo una cifra esorbitante per un lavoro palesemente incompleto.
All’accusa il pittore replica che il prezzo non lo chiede per il lavoro di quei due giorni
“lo chiedo per la conoscenza di una vita intera.”
Il 900 è il secolo del drippin: Pollock lancia il colore sulla tela, e il ready made, Duchamp pone la firma e già quella diventa un’opera.
Non si paga il tempo che si è dedicato, si pagano gli anni che un artista ci ha messo, in studio, sperimentazione, ricerca.
Quello è il tempo a cui dare valore
Ma allora perchè abbiamo ancora questa percezione del tempo come metro di valore dopo oltre 100 anni di arte?
Secondo Kruger l’uomo ha la tendenza innata a giudicare la qualità, la bellezza e il valore economico di un oggetto in base alla quantità di tempo e fatica percepiti come necessari alla sua creazione.
Ci sarebbe anche una sorta di proiezione per cui vedendo le pennellate su una tela mentalmente ne ripercorriamo i passi, aumentando la percezione della complessità e quindi il valore in base a quanto noi stessi siamo o meni in grado di fare.
Un concetto simile riguarda il valore nel lavoro, gli economisti caricano il valore del lavoro prodotto in base a quanto quel lavoro ha generato a livello economico.
Che è poi un concetto anch’esso arduo da assimilare in una società attuale, alcuni tendono infatti proprio relativamente alla concezione dello “sforzo” a reputare che un lavoro per cui si è studiato più anni debba essere maggiormente retribuito quando sappiamo bene che purtroppo non è così.
Tuttavia è abbastanza intuibile che lo sforzo in sè non sia un buon metro di misura, perchè una persona inesperta che impiega molto più tempo e fatica ad eseguire una funzione andrebbe altrimenti renumerata molto più di una con anni di esperienza che sa come ottimizzare le risorse.
In generale si afferma che l’arte sia al di fuori delle regole di attribuzione del valore in contesto economico, un pò assumono valore in funzione della loro unicità, un pò in considerazione del tempo formativo.
A me piace pensare che anche nell’arte sia il valore che generano a livello però non economico,ma culturale. Un’opera d’arte è capace di trasmettere, comunicare, fare riflettere, portare a un livello più profondo.
Ed è per questo che ai miei occhi assume valore.
Mi piacerebbe avere dei confronti su come viene percepito da voi il valore dell’arte, è un concetto che gli stessi artisti hanno trattato da tempo.
Del resto anche Raffaello metteva del semplice colore sopra un pezzo di legno, a volte non era nemmeno lui ma quelli della bottega, però quell’arte la reputiamo non misurabile, eppure disegni autografi più rari ed estemporanei sappiamo bene quanto siano assai più preziosi.
Penso che questa concezione si ripercuota anche poi nel mondo reale, l’Italia investe la metà rispetto ad altri paesi europei, il 0,3 % del PIL nei beni culturali, le professioni museali sono sottopagate, malgestite. Diamo valore all’arte ma non a prendersene cura.
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