accademia o scuola Comics?
potendo entrambe o forse nessuna delle due
Un pò come chiedere a un bambino a chi vuole bene di più : “a mamma o a papà?
Sono entrambe scelte valide e personali, che si basano su molteplici fattori, almeno per me è stato così, anche se alla fine le ho scelte entrambe.
Bisogna valutare la disponibilità di tempo ed economica,non c’è mai una via giusta o sbagliata, solo quella più adatta a te in quel momento.
In generale consiglio sempre d’intraprendere un percorso strutturato, che sia accademia, scuola professionale o singoli corsi o workshop.
Da autodidatta la cosa più difficile è saper valutare cosa imparare, a volte imparare una cosa sbagliata dà un’impostazione difficile da scardinare, anche se a dirla tutta le mie convinzioni più errate si sono radicate proprio frequentando le scuole.
Un vantaggio fondamentale per me a frequentare questi posti è lo scambio continuo che permettono, stare in un ambiente creativo fornisce stimoli, confronti, al di fuori degli insegnamenti dei docenti, crea relazioni.
- L’accesso ai laboratori : da nessun altra parte potrai disegnare una modella dal vero o stampare con un tornio
- Il riconoscimento del titolo che ti consente di proseguire lo studio , la carriera universitaria o di insegnare
- I costi come una qualsiasi università basati su l’isee benché i materiali siano molto dispendiosi
- Stampo didattico un po’ datato soprattutto su materie attuali e utilizzo di software obsoleti
- Preconoscenze scontate e assenza di didattica delle basi se vieni da un percorso che non sia il liceo artistico
- Frequenza obbligatoria che non permette di conciliare con altre cose o con il lavoro
Vorrei essere imparziale, l’accademia è un posto meraviglioso, ma ci sono tante dinamiche che forse quando uno si trova a dover scegliere appena uscito da una scuola superiore ancora non sa intuire al volo.
Io ricordo un solo compagno in particolare, gli altri erano tutti come dire fuori dal mio livello sociale. Un pò per incapacità di confrontarsi su tematiche che vivevo in quel momento in cui già avevo un appartamento, un lavoro, scadenze, un pò per lontananza proprio fisica, abitanti sperduti di luoghi fantastici della ricca campagna piemontese.
Quando ho fatto la selezione volevo fare restauro, ma al colloquio motivazionale non ho saputo dare una risposta concreta sul perchè lo volessi fare. In realtà avevo abbozzato una di quelle risposte che nel mio immaginario l’esaminatore avrebbe voluto sentirsi dire.
Avevo parlato su recuperare le opere per riportarle agli antichi splendori così tutti le avrebbero potute ammirare.Ma la verità penso si intuisca, era solo quel ramo che secondo me mi avrebbe “garantito” di non finire a dipingere sotto un ponte.
Quindi mi hanno accettata perchè beh si comunque ero brava, ma non a restauro, mi hanno indirizzata ironia della sorte su pittura, o su grafica.
Ma anche lì dannazione non ho colto il sottotesto e mi sono iscritta a grafica, pensando che fosse più moderna e che pittura per quanto ci volessi andare sul serio mi avrebbe condotta sulla via di orecchie mozzate e tracollo finanziario.
Non sto a spiegarvi che mi sono ritrovata ad incidere lastre di zinco, limare per ore pietre litografiche ed essere completamente ignorata in quelle materie pittoriche, perchè non ero nel corso specifico.
Ho comunque trovato un professore meraviglioso, uno di quei maestri di nome e di fatto, che riusciva a vedermi, me e la mia buona mano, anche se era totalmente incapace di illustrarmi una procedura schematica che mi aiutasse a gestire bagni di acidi e tempi.
Comunque da brava artista ribelle, al terzo anno, dopo svariate vicessitudini ho lasciato l’accademia.
Alla fine come Monet, Gaugin, Matisse, Van Gogh, Picasso, Modigliani, che insomma a dirli tutti mi accorgo che siamo proprio parecchi, quindi un motivo ci sarà.
Volendo comunque formarmi professionalmente e considerando che nel 2004 non c’erano molte alternative valide o grande diffusione dei mezzi digitali, ho fatto poi un corso triennale alla Scuola internazionale di Comics.
- Frequenza bisettimanale che ti permette di lavorare e possibilità di organizzarti i progetti in base al tuo tempo libero
- Riconosce che puoi non avere basi didattiche e insegna a tutti i livelli anche da zero
- Diversi progetti indirizzati a tutti i possibili settori
- Tecniche e software in linea con il mercato
- Mancanza al termine di un portfolio omogeneo
- Mancanza di informazioni su come proporsi, sulla burocrazia e sul diritto d’autore
- Costi maggiori a fronte della mancanza di un titolo utile per altre professioni correlate
La comics mi è rimasta particolarmente nel cuore, anche se ad essere obiettivi c’era comunque una mancanza strutturale di una didattica rivolta a un mercato contemporaneo, che forse noto ora dipende anche dalle sedi stesse, quindi più legato alla visione del direttore creativo.
La comics si sposava molto bene con i miei orari da studente lavoratore, frequentavo 2 mattine a settimana, il pomeriggio lavoravo e la sera disegnavo andando avanti sui progetti.
Anche questa impostazione per me è stata più azzeccata, l’accademia si sviluppa più sul progetto annuale creando pochi lavori in certi contesti, 3/4 opere progettate nel più piccolo dettaglio. La comics invece ha scadenze più serrate e cerca di darti una conoscenza rapida di un pò tutto sia in tecniche che in target, e poi sta a te trovare quello che ti piace di più, quello in cui sei più bravo.
E li ho trovato altri due maestri Marilisa e Rossano, per cui mi sono trovata nuovamente nella scelta di Sophie, pittura o infanzia.
E avendo già uno stile solido sono andata sull’infanzia, che per me era più ragazzi in realtà e per un sacco di anni ho confuso i target con uno stile da albo illustrato in linguaggi per ragazzi, finchè la Castagnoli mi ha spiegato per bene come dividerli, ma questa è un’altra storia e come diceva Forrest Gump, la racconterò un’altra volta.
Lì più di tutto ha fatto l’ambiente, le compagne meravigliose che ho trovato, con cui scambiare gli illustratori che scoprivamo come fossero figurine.
Alcune di loro tra l’altro veramente veramente brave, che un pò ci si perde sempre negli obiettivi della vita ma se avete 5 minuti andate a vedere i loro lavori, io li metto leggeri leggeri qui sotto, perchè valgono, fidatevi.
Alla fine comunque ho preso il massimo da entrambe le esperienze, non so se ora come ora le rifarei ancora, forse le farei al contrario,
Cosa mi è mancato però in entrambe è un programma di storia dell’arte, vero appassionato e finalizzato agli artisti.
Ecco perché sono tornata a studiare Beni culturali, quando mi sono accorta di aver perso qualcosa di fondamentale per me come artista, e poi per fornire una preparazione completa a chi si affida a me come insegnante.
Che poi tutti gli artisti del passato hanno avuto una fase di studio matto e disperatissimo della storia dell’arte, non capisco realmente come possa essere così trascurata.
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